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L'ASTURIES LLIBERAL
Bitácora del Círculu Lliberal d'Asturies

Estaya: III.MUNDU Integrismu islámicu

20/11/2009 GMT 2

El Corriere della Sera informa del peligru integrista que s'amataga tres de l'apaición n'España del partíu islamista PRUNE

circululliberal @ 14:47

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PERCHE’ PREOCCUPA L’ANNUNCIO SPAGNOLO

Se l’Islam diventa partito

La politica demo­cratica è struttu­ralmente vincola­ta a un orizzonte di breve periodo. La natu­ra del sistema democrati­co spinge gli uomini poli­tici ad occuparsi solo dei problemi che agitano il presente. Le altre grane, quelle che già si intravedo­no ma che ci arriveranno addosso solo domani o dopodomani non posso­no essere prese in consi­derazione. A differenza di ciò che fa la migliore me­dicina, la politica demo­cratica non si occupa di prevenzione. Se così non fosse, una notizia appena giunta dalla Spagna do­vrebbe provocare grandi discussioni entro le classi politiche di tutti i Paesi eu­ropei, Italia inclusa. La no­tizia è che, come era pri­ma o poi inevitabile che accadesse, c’è già su piaz­za un partito islamico che scalda i muscoli, che è pronto a presentarsi con le sue insegne nella com­petizione elettorale di un Paese europeo. Si tratta del Prune, un partito fon­dato da un noto intellet­tuale marocchino, da an­ni residente in Spagna, Mustafá Bakkach.
Ufficial­mente, il suo intento pro­grammatico è di ispirarsi all’islam per contribuire alla rigenerazione morale della Spagna. In realtà, cercherà di difendere e diffondere l’identità isla­mica. Avrà il suo battesi­mo elettorale nelle elezio­ni amministrative del 2011. Se otterrà un succes­so, come è possibile, solle­verà un’onda (ce lo dico­no i flussi migratori e la demografia) che attraver­serà l’intera Europa. L’ef­fetto imitativo sarà poten­te e partiti islamici si for­meranno probabilmente in molti Paesi europei. A quel punto, la strada della auspicata «integrazione» di tanti musulmani che ri­siedono in Europa diven­terà molto ripida e imper­via. Perché? Perché la scel­ta del partito islamico è la scelta identitaria, la scelta della separazione, dell’au­to- ghettizzazione. Si po­trebbe anche dire, para­dossalmente, che quando nasceranno i partiti isla­mici sarà possibile valuta­re davvero quale sia, per ciascun Paese europeo, il reale tasso di integrazio­ne dei musulmani. Per­ché è evidente che il mu­sulmano integrato (per fortuna, ce ne sono già moltissimi), quello che vi­ve quietamente la sua fe­de e non ha rivendicazio­ni identitario-religiose da avanzare nei confronti del­la società europea in cui risiede e lavora, non vote­rà per il partito islamico. A votarlo però saranno co­munque molti altri, sia per adesione spontanea (in nome di un senso di separatezza identitaria) sia a causa della pressio­ne degli ambienti musul­mani che frequentano.

Al pari del partito isla­mico spagnolo, si capisce, ogni futuro partito islami­co europeo dichiarerà (e non ci sarà ragione di cre­dere il contrario) di rifiu­tare la violenza. Non po­trà infatti rischiare (pena il fallimento del progetto politico) vicinanze o con­taminazioni con cellule terroriste più o meno atti­ve o più o meno dormien­ti in Europa. Ma ciò non toglie che l’ideologia dei partiti islamici sarà co­munque quella tradiziona­lista/ fondamentalista.

Sarà l’ideologia della cosiddetta Rinascita islamica, impregnata di valori antioccidentali e, alla luce del metro di giudizio europeo, illiberali. Si tratterà di forze illiberali che useranno la politica per strappare nuovi spazi, risorse e mezzi di indottrinamento e propaganda. Per questo, il loro ingresso nel mercato politico-elettorale europeo bloccherà o ritarderà a lungo l'integrazione di tanti musulmani. Che fare? La politica democratica non può facilmente difendersi da questa insidia. Però le possibilità di successo o di insuccesso dei partiti islamici nei vari Paesi europei dipenderanno da un insieme di condizioni.

Conteranno certamente anche le maggiori o minori chances che ciascun singolo musulmano avrà di ben inserirsi nel lavoro, e di poter accedere, per sé e per la propria famiglia, a condizioni di benessere (ma guai a credere che basti solo questo per annullare le spinte identitarie). Conteranno anche, e forse soprattutto, le caratteristiche istituzionali dei vari Paesi europei. Si difenderanno meglio, io credo, le democrazie dotate di sistemi elettorali maggioritari (che rendono difficile l’ingresso di nuovi partiti) rispetto a quelle che usano l’una o l’altra variante del sistema proporzionale.

La Gran Bretagna ha commesso errori colossali con la sua politica verso l’immigrazione musulmana. Il suo scriteriato «multiculturalismo» ha finito per consegnare all’Islam, e anche all’Islam più radicale, importanti porzioni del suo territorio urbano (al punto che oggi la Gran Bretagna deve persino fronteggiare il fenomeno dei numerosi cittadini britannici, di lingua inglese, che combattono in Afghanistan insieme ai loro correligionari talebani). Tuttavia, quegli errori sono forse ancora rimediabili. Il sistema maggioritario rende infatti molto difficile l’ingresso nel mercato politico britannico di un partito islamico. Diverso è il caso dei Paesi ove vige la proporzionale nell’una o nell'altra variante: l'ingresso è relativamente facile e la politica delle alleanze e delle coalizioni, tipicamente associata ai sistemi proporzionali, garantisce influenza e potere anche a piccoli partiti. Una circostanza che i futuri partiti islamici potranno sfruttare a proprio vantaggio. Da antico, e non pentito, sostenitore del sistema maggioritario penso che quella qui descritta rappresenti una ragione in più per adottarlo.

Angelo Panebianco

18/11/2009 GMT 2

Artículu de José Antonio Sentís: Éxito del Proceso de Paz con los piratas

circululliberal @ 03:37

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EL IMPARCIAL. La satisfacción demostrada por el Gobierno en boca de sus principales representantes, Zapatero y de la Vega, por la liberación del Alakrana tras el pago de un módico rescate de dos millones trescientos mil euros es digna de un estudio psicológico.

Es cierto que este Gobierno, comprobada su incapacidad en la gestión pública, basa su éxito en la gestión de su propaganda. Por eso, con toda desfachatez, han vendido a la opinión pública como éxito lo que no es más que la cesión ante un chantaje. Y no digo que en ocasiones no se pueda doblegar alguien por causa mayor, sino que lo que no puede hacer es ponerse medallas por hacerlo.

Se puede decir: hemos garantizado la vida de los marineros a cambio de rescate, pero nos molesta mucho haber tenido que someternos. Lo que no se puede decir es: qué bien lo hemos hecho, somos los más hábiles a la hora de la genuflexión ante la piratería.

Pero, no. Aquí tenemos al Gobierno triunfante en su debilidad. Sólo coordinado cuando el asunto ha acabado por la vía del pronto pago, pero indeciso, chapucero, temblequeante y enfrentado internamente cuando encontró el problema sobre la mesa. Cuando no manipulador, mentiroso, opaco y torpe.

Pues si el Gobierno dice que compartamos la alegría de los liberados y sus familias, con toda la razón la compartiremos. Pero si quiere apuntarse otro tanto político por hacer lo que a cualquier ignorante se le ocurre (ceder a un chantaje) eso ya es hacernos tragar otra rueda de molino. Para esa decisión no hace falta excesivo entrenamiento, porque se aprende de pequeñito en el colegio.

Y puesto que el Gobierno ha decidido pagar (con un poco más de dinero se hubiera podido quedar con Somalia) y ha decidido no perseguir a los piratas, porque ya los perseguirá después, según De la Vega, sólo nos queda congratularnos de que Zapatero no haya quedado tan agradecido a los secuestradores como para entregarles alguna condecoración nacional, que es lo menos que correspondería a un síndrome de Estocolmo presidencial tan palmario. En todo caso, hay que desmentir formalmente ese rumor. No se condecorará a los piratas, por el momento.

O bien, Zapatero no sufre síndrome de Estocolmo, es decir, la sumisión activa a los chantajistas, sino que, por el contrario, nos ha transferido a todos ese síndrome. Para que España entera, presa de alivio por la supervivencia de los nuestros, simpatice con el Gobierno que los ha liberado sin preguntarse cómo lo ha hecho, ni qué significado ni qué repercusiones tendrán lo que ha hecho.

Finalmente, para la iconografía subconsciente, Zapatero se ha presentado como el capitán Trueno liberando a Sigrid. Sólo nos queda alegrarnos de que los piratas no pidieran Córdoba a cambio del Alakrana. Pero démosles tiempo, que todo llegará.

En todo caso, la gestión del conflicto sobre el Alakrana explica muy gráficamente por qué Zapatero quiso negociar con Eta, por qué Zapatero cedió políticamente ante Eta, y por qué se hubiera sometido a cualquier chantaje de Eta. Y si no pudo hacerlo fue porque la propia Eta, mucho menos inteligente que la piratería somalí, no tuvo paciencia.

Aquella historia le salió mal a Zapatero y, sobre todo, le salió mal a Eta. Pero, por fortuna, el Proceso de Paz con la piratería ha tenido un éxito incuestionable.

Postdata simbólica
¿Con qué bandera volverá el Alakrana a aguas españolas? ¿Con la ikurriña o con la española?

11/11/2009 GMT 2

Nuevu casu de barbarie islamofascista: Hizbulá, contra Ana Frank

circululliberal @ 10:47

LA GACETA. Un colegio libanés, bajo presiones de Hizbulá, retiró un libro que menciona el Diario de Ana Frank, al considerar que la obra "promociona el  sionismo", informa hoy la prensa local.

  

     

El periódico L'Orient-Le Jour indica que el centro educativo es la Escuela Secundaria Adventista y el libro retirado Lectura interactiva para la enseñanza del inglés.

La cadena de televisión del grupo chií Hizbulá, Al Manar, había denunciado la obra al considerar que se centra en la persecución de los judíos.         

"Lo más peligroso es el modo dramático y teatral en el que el diario está relatado y está cargado de emociones", afirma Al Manar, preguntándose hasta cuándo el Líbano "continuará siendo un campo abierto para la invasión sionista de la educación".
        
Un diputado de Hizbulá, Husein Haj Hasan, declaró a esa cadena televisiva que el colegio en cuestión "carece de discernimiento en cuanto a la selección de sus manuales".  
          
"Esos establecimientos respetables enseñan la presunta tragedia de una niña, pero se avergüenzan de hacerlo con la del pueblo libanés, del pueblo palestino o de la gente del Sur (Líbano) provocada por la ocupación sionista", agregó el legislador.  
          
El diario de Ana Frank, publicado a título póstumo, fue escrito entre 1942 y 1944 cuando la niña se ocultaba junto a su familia en un sótano en Amsterdam.
Murió a los 15 años en un campo de concentración en Bergen-Belsei.  
          
Preguntada por el periódico L'Orient-Le Jour, la ministra saliente de Educación libanesa, Bahia Hariri, respondió que prefería tener acceso al manual escolar antes de hacer un comentario, y aclaró que la censura no depende de su departamento, sino de la Seguridad Nacional.
   
En un editorial L'Orient-Le Jour considera absurda la acusación de que el "Diario de Ana Frank" hace la "apología del sionismo".
         
"Es fútil, vano y desesperado decir que esa obra constituye una violación colectiva de los libaneses.
Se trata de un documento histórico universal que muestra lo que el hombre es capaz de hacer basándose en el color de la piel, la religión o el país de origen", agrega el comentario.
         
Detrás de esa medida, añade el diario, "es indignante
la irremediable regresión del país, su retroceso inexorable hacia un precipicio medieval, su regreso a la edad de piedra sociocultural y moral".
          
El mes pasado, Hizbulá hizo retirar un libro de otro colegio anglófono que calificaba a Hizbulá y al movimiento palestino Hamás
como grupos terroristas.
          
El manual había sido utilizado durante años por dicho colegio, ya que la censura libanesa cortaba las páginas referentes a esas acusaciones, pero un ejemplar traído por un alumno del extranjero provocó la polémica.

07/11/2009 GMT 2

L'asociación d'inmigrantes marroquinos (ATIME) conderga l'agresión a una compatriota por nun llevar velu y anima a la comunidá a denunciar

circululliberal @ 03:56

atime-logo.jpgL'Asociación de Trabajadores Inmigrantes Marroquíes (ATIME) condergó la brutal cuera sofrida por una compatriota na localidá manchega de Socuéllamos, diciendo qu'estos fechos son "intorelabes nuna sociedá llibre y democrática". Ayeri, dos marroquinos, un home y una muyer, fueron prindaos pola Guardia Civil como autores de l'agresión motivada porque la víctima nun llevaba "el velu islámicu". Ante esti socesu ATIME comunicó'l so total refugamientu a un fechu "qu'atenta contra la integridá física y la llibertá individual de les persones garantizao nun estáu de derechu como l'español". ATIME  punxo'l so gabinete xurídicu a disposición de la familia de l'agredida y pidió a la comunidá marroquina residente nel Reinu d'España que denuncie esti tipu d'integrismu "allá onde se cometa".

Publicao por Xerardo Díaz

06/11/2009 GMT 2

IRÁN: Más imáxenes de les protestes contra les fuerces de la dictadura islámica

circululliberal @ 20:29

GRAVÍSIMU ATAQUE ISLAMOFASCISTA NUN PUEBLU DE CIUDÁ REAL: "Dos marroquíes detenidos por dar una paliza a una mujer marroquí por no llevar velo"

circululliberal @ 14:03

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L'islamofascismu entama a facese visible nel Reinu d'España

efe. Toledo, 6 nov (EFE).- Dos hombres de nacionalidad marroquí han sido detenidos por la Guardia Civil en Socuéllamos (Ciudad Real) por propinar una "brutal" paliza a una mujer también marroquí, que sufrió un aborto a raíz de la agresión, por no llevar velo.

Los hechos, conocidos hoy, se produjeron el pasado 14 de octubre a las 9:00 horas en el colegio de primaria El Coso, cuando los dos hombres acudieron a recoger al hijo de uno de ellos y observaron a la mujer sin el velo islámico que también acudió a buscar a su hijo.

Testigos presenciales relataron a la Guardia Civil que los dos hombres, que no guardan relación de parentesco con la víctima, le propinaron una "brutal" paliza, a raíz de la cual, la mujer sufrió un aborto, han informado hoy a Efe fuentes de la Benemérita.

La mujer, de quien las fuentes han informado de que era mayor de edad sin facilitar más datos, fue trasladada en primera instancia al centro de salud de Socuéllamos y, posteriormente, ingresada en el Hospital General de Tomelloso.

Fuentes de la investigación abierta de oficio por la Guardia Civil han informado a Efe de que el motivo de la agresión a la mujer fue que no llevaba el preceptivo velo islámico, como le correspondía a su condición de musulmana.

A raíz de las investigaciones, la Guardia Civil detuvo el pasado 29 de octubre a dos hombres de nacionalidad marroquí, identificados con las iniciales M.F., de 37 años, y A.F. 27 años.

Ambos han sido acusado de un delito de lesiones y puestos a disposición del Juzgado de Instrucción número 1 de Tomelloso.

Un crimen homófobu conmociona Belxica: unos padres marroquinos maten a la so fía llesbiana nun 'ritual purificador' islámicu

circululliberal @ 01:05

  Une jeune musulmane de 18 ans morte après avoir subi un rituel.

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Pa ver en videu la información de RTL sobre esti tema clicar sobre la semeya

Los padres de Layla Achichi, una moza orixinaria de Marruecos y de 18 años, tán en prisión preventiva. Esta moza morrió durante un xabaz ritual pa "curala" del so llesbianismu. El crimen pasó n'Amberes, nel norte de Bélxica. Na criminal ceremonia participó un llector del Corán. L'abogáu de los padres de la ciudadana asesinada apeló la decisión xudicial alegando que los sos clientes intentaren una sanación espiritual, porque taben convencíos de que la homosexualidá de la so fía respondía a una posesión por espíritus malignos. Per otra parte, el mentáu llector del Corán, que tamién detuvieron, diz qu'él namás se dedicó a repetir pasaxes del 'llibru sagráu' muslmán.


  Publicao por Xerardo Díaz

26/10/2009 GMT 2

El diariu ABC entrevista a Lorenzo Vidino, conocíu poles sos investigaciones sobre'l plan de la Xermandá Musulmana pa islamizar el mundu: «Los islamistas usan a su favor nuestro temor a que nos acusen de racistas»

circululliberal @ 23:20

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ABC. El testigo _ Este milanés investiga en el Programa Internacional de Seguridad, de Harvard, el papel de la religión en los conflictos. Autor de «Al Qaida en Europa» y «La Hermandad Musulmana en Occidente» colabora con el Congreso americano y la inteligencia europea.

Sus investigaciones sobre el plan de la Hermandad Musulmana, movimiento ideológico creado en 1928, para islamizar el mundo revelan el peligro que acecha a Europa, en donde sus tentáculos llegan a lo más alto de los estados

-Su advertencia de la infiltración y plan de la Hermandad Musulmana da miedo.
-Nacido en Egipto, su visión básica es crear una sociedad y un estado islámico muy conservador. A Europa llegan hacia los 60, procedentes de Oriente Medio, y lo hacen como refugiados o estudiantes, creando organizaciones muy importantes. Su proyecto, tal y como se ha descrito en los documentos intervenidos, busca la islamización de los musulmanes europeos, apoyar a los movimientos islámicos en Oriente Medio y convertirse en representantes principales de los musulmanes europeos tanto de cara a su comunidad, como en sus tratos con gobiernos y resto de la sociedad. Hablo de gente muy inteligente, muy buenos políticos y también muy buenos en ocultar su plan real, mostrando una moderación contraria a lo que predican hacia adentro. Y mientras que para Oriente Medio su plan es crear un estado islámico estricto pese a sus llamamientos oficiales a la democracia, en Europa saben que no pueden tenerlo mañana, pero trabajan en ello. No predican directamente la violencia en Europa, pero su mensaje es la base.

-Youssef al-Qaradhawi, que alentó la virulenta respuesta a las caricaturas de Mahoma, dice que «el Islam volverá a Europa como conquistador y vencedor».
-Y lo que dice también es que no será por la violencia sino con la prédica.

-¿El temor a que nos acusen de islamófobos o racistas juega a su favor?
-Absolutamente. Es uno de sus objetivos. Los Hermanos Musulmanes nos conocen mucho mejor que nosotros a ellos, saben de nuestras debilidades y cómo explotar el debate político y cómo actuar dentro de los límites legales.

-¿Cree en la alianza de civilizaciones?
-Suena muy bien como concepto, y como idea muy general hay que ver cómo se pone en práctica, quiénes son los socios y cuáles sus principios..

-¿La ingenuidad de nuestros gobernantes nos costará cara?
-No lo dude. Ahora hay una población musulmana creciente y empezamos a tener segundas y terceras generaciones que no tienen líderes y que son muy susceptibles a los distintos mensajes, y si no tenemos cuidado de quiénes pueden llegar a ser sus líderes y como europeos decidimos quiénes serán y los legitimemos, a largo plazo habrá implicaciones sobre la cohesión social. La violencia y el terrorismo son sólo la punta del iceberg del problema. Lo grave es que buscan crear una sociedad en paralelo con sus propios valores y su propia estructura.

-¿Podremos ganar la batalla?
-Con conocimiento, un debate abierto, sin intimidarnos por sus acusaciones de xenofobia o racismo, sin dejarnos influir por presiones exteriores y sin renunciar a ninguno de nuestros valores básicos como los derechos del individuo, especialmente  de la mujer.

-¿Los servicios de inteligencia europeos están sobre ello?
-Hay buena comprensión del asunto, pero no creo que su información llegue  a los políticos o, si llega, hay más factores en el proceso ya que luego el gobernante tiene otras prioridades.

-Af-Pak, ¿el nuevo eje del mal?
-Es la prueba más importante para la OTAN y no puede sacrificarse con la retirada o reducción de tropas porque tendríamos una situación mucho más peligrosa que antes del 11-S: una fuerte insurgencia se haría en meses con Afganistán planteando una amenaza muy seria sobre el Pakistán nuclear.

-¿La yihad es el último fascismo?
-Es una ideología totalitaria que recoge en su forma moderna conceptos de los totalitarismos europeos de los años 20 y 30, explotando además la religión.

GEES: Irán. Señor Obama, derribe ese muro

circululliberal @ 01:39
El 12 de junio de 1987 Reagan le decía a Gorbachov en Berlín que si se tomaba en serio la reforma del comunismo derribara el muro. Veinte años más tarde el presunto líder del mundo libre ha renunciado a derribar el muro del islamo-fascismo. Expresión esta que no se toma hoy prestada del ideario neoconservador sino del editorial de Le Monde, Nous sommes tous néoconservateurs podría decirse.
Hasta el 11 de septiembre el presidente Bush había carecido de la cosa de la estrategia, en los términos de referencia de la familia. No sólo porque el secretario de Estado de su padre, James Baker, estuviera acostumbrado a preguntar "¿tenemos algún perro en esa lucha?" –expresión quintaesencia del realismo en política exterior–, sino porque las intervenciones de Clinton en Yugoslavia habían dejado a los americanos cansados de aventuras exteriores.

 

Sin embargo, las circunstancias empujaron a Bush a identificar al Eje del Mal por su nombre, en base a pruebas evidentísimas yacentes en los archivos no ya de la CIA ni de organismo de seguridad alguno, sino del mismo Departamento de Estado. En su lista de Estados terroristas aparecían, aparte de Cuba y alguna otra reliquia comunista como Corea del Norte, una retahíla de Estados islámicos; destacando sobre todos y abiertamente, Irán, mediante Hezbolá o con su indirecto apoyo a Hamás, o hasta hoy mismo en Irak a través de agentes de la guardia revolucionaria colocando Dispositivos Explosivos Improvisados (IEDs) y otros artefactos de su fabricación no tan espontánea. Por no hablar de la financiación distribuida a medio mundo para actividades sospechosas y el secuestro y asesinato de occidentales.
Bush declaró en consecuencia la guerra al terrorismo y Obama podía haberse limitado a cosechar el fruto sembrado por su predecesor, lo que un autor ha denominado el regalo del extranjero –la libertad– en Oriente Medio.
No ha sido así. Obama no ha podido evitar el in crescendo en sus declaraciones sobre el criminal régimen iraní debido, como señala Daniel Rodríguez, al amplio conocimiento divulgado por internet del bárbaro trato dado por los ayatolás a su gente. Pero, como se decía antaño medio en broma de Clinton respecto a su conocimiento del peligro de Sadam Husein, al menos Obama no ha hecho nada al respecto. Después de 9 días –mientras finge indignarse por tener que reaccionar a las noticias en tiempo real, ni que fuera el presidente de los Estados Unidos– ha alzado algo el tono contra un Estado dirigido por criminales represivos. Mientras, en lo oscuro, sigue esperando que se calmen las cosas para poder negociar con el líder supremo el programa nuclear y lo que se tercie.
Es como si en el verano de 1989 los países occidentales hubiesen cerrado las fronteras a los que huían del comunismo. O quizá la comparación más apropiada dado que Ahmadineyad quiere borrar del mapa a Israel, lo fuera con el apaciguamiento de Munich. Sea como fuere, el cinismo realista en política exterior no está resultando muy efectivo. La foto de 1979 era una mujer con kalashnikov; la del 2009 una mujer abatida por un kalashnikov.
Entre los desmesurados elogios recibidos por Obama está el cotejo con Kennedy, quien había formulado la doctrina del mismo nombre cuyo contenido sustancial era:
Que cada nación sepa, nos quiera bien o mal, que pagaremos cualquier precio, soportaremos cualquier carga, aguantaremos cualquier dificultad, apoyaremos a todo amigo y nos opondremos a todo enemigo para garantizar la supervivencia y el éxito de la libertad.
En su lugar está empezando a recordar más a otro presidente con el que se hacen menos semejanzas, Nixon: "Pasemos de una era de confrontación a una era de negociación". Si de la ecuación del mundo retiramos a los Estados Unidos, es fácil averiguar el resultado, pero no estamos seguros de que les guste ni siquiera a quienes lo desean.

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25/06/2009 GMT 2

ARRESTEN EN BULGARIA A AGIM CEKI, EX PRIMER MINISTRU DEL ENTE KOSOVAR, ACUSÁU DE CRÍMENES DE GUERRA

circululliberal @ 11:19

agim-ceku%20-253x190.jpgFONTE Reuters/ep. Les autoridaes búlgares detuvieron el martes al ex primer ministru kosovar Agim Ceku siguiendo una orde d'arrestu presentada ante Interpol por Serbia, según informó un voceru de la formación del antiguu dirixente, Gezim Kasapolli.

"Quedó arrestáu na frontera ente Macedonia y Bulgaria. Esperamos que lu lliberen pronto, pero nun sabemos si va pasar esta nueche o mañana", indicó Kasapolli.

Belgrado acusó a Ceku, un antiguu comandante de la guerrilla musulmana albano kosovar demientres la guerra de 1998 y 1999, y a otros cabezaleros de l'antigua rexón, por cometer crímenes contra la comunidá serbia. Ente los sospechosos figuren l'actual primer ministru de Kosovo, Hashim Thaci, anque dende Pristina encamentóse en respetíes ocasiones a la comunidá internacional qu'inore estes ordes de Serbia.

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