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L'ASTURIES LLIBERAL
Bitácora del Círculu Lliberal d'Asturies

Estaya: III.MUNDU Europa

20/11/2009 GMT 2

El Corriere della Sera informa del peligru integrista que s'amataga tres de l'apaición n'España del partíu islamista PRUNE

circululliberal @ 14:47

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PERCHE’ PREOCCUPA L’ANNUNCIO SPAGNOLO

Se l’Islam diventa partito

La politica demo­cratica è struttu­ralmente vincola­ta a un orizzonte di breve periodo. La natu­ra del sistema democrati­co spinge gli uomini poli­tici ad occuparsi solo dei problemi che agitano il presente. Le altre grane, quelle che già si intravedo­no ma che ci arriveranno addosso solo domani o dopodomani non posso­no essere prese in consi­derazione. A differenza di ciò che fa la migliore me­dicina, la politica demo­cratica non si occupa di prevenzione. Se così non fosse, una notizia appena giunta dalla Spagna do­vrebbe provocare grandi discussioni entro le classi politiche di tutti i Paesi eu­ropei, Italia inclusa. La no­tizia è che, come era pri­ma o poi inevitabile che accadesse, c’è già su piaz­za un partito islamico che scalda i muscoli, che è pronto a presentarsi con le sue insegne nella com­petizione elettorale di un Paese europeo. Si tratta del Prune, un partito fon­dato da un noto intellet­tuale marocchino, da an­ni residente in Spagna, Mustafá Bakkach.
Ufficial­mente, il suo intento pro­grammatico è di ispirarsi all’islam per contribuire alla rigenerazione morale della Spagna. In realtà, cercherà di difendere e diffondere l’identità isla­mica. Avrà il suo battesi­mo elettorale nelle elezio­ni amministrative del 2011. Se otterrà un succes­so, come è possibile, solle­verà un’onda (ce lo dico­no i flussi migratori e la demografia) che attraver­serà l’intera Europa. L’ef­fetto imitativo sarà poten­te e partiti islamici si for­meranno probabilmente in molti Paesi europei. A quel punto, la strada della auspicata «integrazione» di tanti musulmani che ri­siedono in Europa diven­terà molto ripida e imper­via. Perché? Perché la scel­ta del partito islamico è la scelta identitaria, la scelta della separazione, dell’au­to- ghettizzazione. Si po­trebbe anche dire, para­dossalmente, che quando nasceranno i partiti isla­mici sarà possibile valuta­re davvero quale sia, per ciascun Paese europeo, il reale tasso di integrazio­ne dei musulmani. Per­ché è evidente che il mu­sulmano integrato (per fortuna, ce ne sono già moltissimi), quello che vi­ve quietamente la sua fe­de e non ha rivendicazio­ni identitario-religiose da avanzare nei confronti del­la società europea in cui risiede e lavora, non vote­rà per il partito islamico. A votarlo però saranno co­munque molti altri, sia per adesione spontanea (in nome di un senso di separatezza identitaria) sia a causa della pressio­ne degli ambienti musul­mani che frequentano.

Al pari del partito isla­mico spagnolo, si capisce, ogni futuro partito islami­co europeo dichiarerà (e non ci sarà ragione di cre­dere il contrario) di rifiu­tare la violenza. Non po­trà infatti rischiare (pena il fallimento del progetto politico) vicinanze o con­taminazioni con cellule terroriste più o meno atti­ve o più o meno dormien­ti in Europa. Ma ciò non toglie che l’ideologia dei partiti islamici sarà co­munque quella tradiziona­lista/ fondamentalista.

Sarà l’ideologia della cosiddetta Rinascita islamica, impregnata di valori antioccidentali e, alla luce del metro di giudizio europeo, illiberali. Si tratterà di forze illiberali che useranno la politica per strappare nuovi spazi, risorse e mezzi di indottrinamento e propaganda. Per questo, il loro ingresso nel mercato politico-elettorale europeo bloccherà o ritarderà a lungo l'integrazione di tanti musulmani. Che fare? La politica democratica non può facilmente difendersi da questa insidia. Però le possibilità di successo o di insuccesso dei partiti islamici nei vari Paesi europei dipenderanno da un insieme di condizioni.

Conteranno certamente anche le maggiori o minori chances che ciascun singolo musulmano avrà di ben inserirsi nel lavoro, e di poter accedere, per sé e per la propria famiglia, a condizioni di benessere (ma guai a credere che basti solo questo per annullare le spinte identitarie). Conteranno anche, e forse soprattutto, le caratteristiche istituzionali dei vari Paesi europei. Si difenderanno meglio, io credo, le democrazie dotate di sistemi elettorali maggioritari (che rendono difficile l’ingresso di nuovi partiti) rispetto a quelle che usano l’una o l’altra variante del sistema proporzionale.

La Gran Bretagna ha commesso errori colossali con la sua politica verso l’immigrazione musulmana. Il suo scriteriato «multiculturalismo» ha finito per consegnare all’Islam, e anche all’Islam più radicale, importanti porzioni del suo territorio urbano (al punto che oggi la Gran Bretagna deve persino fronteggiare il fenomeno dei numerosi cittadini britannici, di lingua inglese, che combattono in Afghanistan insieme ai loro correligionari talebani). Tuttavia, quegli errori sono forse ancora rimediabili. Il sistema maggioritario rende infatti molto difficile l’ingresso nel mercato politico britannico di un partito islamico. Diverso è il caso dei Paesi ove vige la proporzionale nell’una o nell'altra variante: l'ingresso è relativamente facile e la politica delle alleanze e delle coalizioni, tipicamente associata ai sistemi proporzionali, garantisce influenza e potere anche a piccoli partiti. Una circostanza che i futuri partiti islamici potranno sfruttare a proprio vantaggio. Da antico, e non pentito, sostenitore del sistema maggioritario penso che quella qui descritta rappresenti una ragione in più per adottarlo.

Angelo Panebianco

La vergoñosa política esterior del gobiernu socialista español sigue siendo fonte de problemes / EL MUNDO: la Royal Navy practica el tiro con una bandera española

xerardo-diaz @ 11:35

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 Tensión en el Estrecho

La tensión lejos de alejarse, avanza a pasos agigantados. La situación en el Estrecho no se enfría sino que está cada vez más caldeada.

Los incidentes entre la Guardia Civil y las patrulleras de la Armada británica en los alrededores de Gibraltar se suceden. El último se produjo el martes y tuvo como protagonista a la bandera española.

Según explicaron fuentes del Instituto Armado, una patrullera de la Guardia Civil descubrió a otra de la Royal Navy recogiendo una boya con la bandera de España.

Según estas fuentes, los británicos recogieron sus enseres al detectar la presencia de la Guardia Civil.

Hasta ese momento habían estado realizando prácticas de tiro contra la bandera española.

Según el relato de la Guardia Civil, el incidente se produjo sobre las 13.00 horas del pasado miércoles, a unas siete millas náuticas de Punta Europa (el punto más meridional del Peñón). La nave británica, al ver acercarse a la patrullera española, lanzó advertencias por megafonía: "No pueden estar ustedes aquí, son aguas internacionales".

11/11/2009 GMT 2

Nuevu casu de barbarie islamofascista: Hizbulá, contra Ana Frank

circululliberal @ 10:47

LA GACETA. Un colegio libanés, bajo presiones de Hizbulá, retiró un libro que menciona el Diario de Ana Frank, al considerar que la obra "promociona el  sionismo", informa hoy la prensa local.

  

     

El periódico L'Orient-Le Jour indica que el centro educativo es la Escuela Secundaria Adventista y el libro retirado Lectura interactiva para la enseñanza del inglés.

La cadena de televisión del grupo chií Hizbulá, Al Manar, había denunciado la obra al considerar que se centra en la persecución de los judíos.         

"Lo más peligroso es el modo dramático y teatral en el que el diario está relatado y está cargado de emociones", afirma Al Manar, preguntándose hasta cuándo el Líbano "continuará siendo un campo abierto para la invasión sionista de la educación".
        
Un diputado de Hizbulá, Husein Haj Hasan, declaró a esa cadena televisiva que el colegio en cuestión "carece de discernimiento en cuanto a la selección de sus manuales".  
          
"Esos establecimientos respetables enseñan la presunta tragedia de una niña, pero se avergüenzan de hacerlo con la del pueblo libanés, del pueblo palestino o de la gente del Sur (Líbano) provocada por la ocupación sionista", agregó el legislador.  
          
El diario de Ana Frank, publicado a título póstumo, fue escrito entre 1942 y 1944 cuando la niña se ocultaba junto a su familia en un sótano en Amsterdam.
Murió a los 15 años en un campo de concentración en Bergen-Belsei.  
          
Preguntada por el periódico L'Orient-Le Jour, la ministra saliente de Educación libanesa, Bahia Hariri, respondió que prefería tener acceso al manual escolar antes de hacer un comentario, y aclaró que la censura no depende de su departamento, sino de la Seguridad Nacional.
   
En un editorial L'Orient-Le Jour considera absurda la acusación de que el "Diario de Ana Frank" hace la "apología del sionismo".
         
"Es fútil, vano y desesperado decir que esa obra constituye una violación colectiva de los libaneses.
Se trata de un documento histórico universal que muestra lo que el hombre es capaz de hacer basándose en el color de la piel, la religión o el país de origen", agrega el comentario.
         
Detrás de esa medida, añade el diario, "es indignante
la irremediable regresión del país, su retroceso inexorable hacia un precipicio medieval, su regreso a la edad de piedra sociocultural y moral".
          
El mes pasado, Hizbulá hizo retirar un libro de otro colegio anglófono que calificaba a Hizbulá y al movimiento palestino Hamás
como grupos terroristas.
          
El manual había sido utilizado durante años por dicho colegio, ya que la censura libanesa cortaba las páginas referentes a esas acusaciones, pero un ejemplar traído por un alumno del extranjero provocó la polémica.

09/11/2009 GMT 2

Artículu de Carlos Alberto Montaner: "La culpa fue de Marx"

cesar-vaquero @ 13:01

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EL NUEVO HERALD. Hace 20 años, los escombros del muro de Berlín cayeron estrepitosamente sobre el marxismo y lo pulverizaron. Algo que, paradójicamente, confirmó la opinión de Marx sobre las teorías, tal y como lo explicó en sus Tesis sobre Feuerbach: ``Es en la práctica donde el hombre tiene que demostrar la verdad, es decir, la realidad y el poderío, la terrenalidad de su pensamiento''.

El marxismo, sencillamente, no resistió el enfrentamiento con la realidad. Prometía el paraíso en la tierra y parió veinte dictaduras espantosas. Dejó cien millones de muertos en el camino. Empobreció a medio planeta. Retardó el progreso científico y técnico de numerosos pueblos y, tal vez lo peor de todo, envileció a varias generaciones de personas obligadas a mentir y a celebrar un régimen al que detestaban profundamente.

Cuando Marx murió, su discípulo, compañero y amigo Federico Engels --tan amigo que hasta reconoció como suyo un hijo de Marx concebido por la criada de la casa-- describió los dos ``grandes aportes'' del pensador alemán: el materialismo histórico y la plusvalía. ¿En qué consistían?

El materialismo histórico (una hipótesis ridícula que ignoraba la inmensa complejidad de la naturaleza humana) postulaba que la religión, el sistema político, las instituciones de derecho, la moral, el arte, etc. constituían la ``superestructura'' generada por los intereses de la clase dirigente que controlaba la ``infraestructura'', es decir, los medios de producción. De acuerdo con Marx y Engels, al desaparecer la propiedad privada y obtener los trabajadores el control del aparato productivo, cambiaría radicalmente la superestructura.

En cuanto a la plusvalía, se trataba de un error surgido de la teoría del valor de los economistas clásicos Adam Smith y David Ricardo: Marx creía que el valor de la producción dependía del trabajo humano que se le incorporaba, de manera que el capitalista se enriquecía apropiándose de la diferencia entre el precio de venta y los costos reales de los bienes o servicios producidos. Esa era la plusvalía. Un par de años antes de su muerte (1883), un joven economista austriaco, Eugen von Bohm-Bawerk, le demostró sus errores y, de paso, señaló las contradicciones sobre este tema que existían entre el tomo primero y tercero de El capital.

¿Por qué estos dos disparates intelectuales generaron una catástrofe tan gigantesca como las dictaduras comunistas? En primer término, porque para poder desmontar el Estado burgués y rehacer las relaciones de propiedad de acuerdo con la utopía que había diseñado, Marx prescribió, y sus discípulos le hicieron caso, una etapa dictatorial dirigida por el proletariado. Es decir, se acogió a una ética de fines capaz de justificar cualquier monstruosidad siempre y cuando condujera a los seres humanos en la dirección de la felicidad y el progreso que él les señalaba. Luego, Lenin y otros comunistas especialmente crueles crearon un método de control social por medio de la represión policiaca que resultó imbatible. Una vez construida la jaula, era muy difícil evadirse.

¿Por qué, en definitiva, se hundió el comunismo? Fundamentalmente, por la desmoralización de la clase dirigente ante el fracaso material y espiritual del marxismo-leninismo. Los comunistas no podían ignorar la comparación entre las dos Alemania o las dos Corea. Veían con envidia cómo todos los hallazgos científicos y técnicos se producían en las democracias occidentales dotadas de economías capitalistas. Habían comprobado hasta la saciedad que Marx estaba equivocado en el plano teórico, y que la puesta en práctica de sus ideas había conducido inútilmente al matadero a millones de seres humanos y al estancamiento y la pobreza a las sociedades que lo habían intentado.

Ante esa situación, comenzaron las reformas, pero el marxismo no era reformable. La arrogante pretensión de Marx de haber descubierto las leyes por las que se rigen la historia y el desarrollo económico, era una superchería hueca que no podía corregirse. Había que desecharla. Su tesis de la plusvalía, y en definitiva su incapacidad para entender el concepto del valor subjetivo, tampoco podía modificarse. Era como creer que la tierra es plana. Estaba equivocado. Punto.

El periodo provisional de la dictadura del proletariado, dirigida por la vanguardia comunista, se había convertido en una pesadilla permanente. No era una fase, sino una meta repugnante administrada por el aparato de seguridad. Por eso, cuando trataron de arreglar el sistema, el edificio se desplomó. Se había construido sobre cimientos falsos. Sólo quedan un par de antiguallas de aquella época (Cuba y Corea del Norte) tercamente empeñadas en el error, pero es sólo cuestión de tiempo. En esos países tampoco la clase dirigente cree una sola palabra del discurso oficial.

07/11/2009 GMT 2

El PP y el PDL rumanu firmen un alcuerdu d'apoyu mutuu en campañes electorales

isolina-rodriguez @ 22:36

Esti alcuerdu afita la conexión ente los ciudadanos rumanos allugaos n'España y los dirixente del Partíu Popular 

El coordinador de Presidencia y Relaciones internacionales del PP, Jorge Moragas; el coordinador Electoral, José Antonio Bermúdez de Castro; y el coordinador de Política Autonómica y Local, Juan Manuel Moreno, aconceyaron col senador rumanu, Viorel–Riceard Badea, pa firmar un protocolu de collaboración ente'l Partíu Popular y el Partíu Demócrata Lliberal rumanu. Moragas manifestó que se trata d'un alcuerdu pioneru que quier dar respuesta política a una nueva realidá: "ciudadanos europeos d'un país amigu como Rumanía viven n'España, voten al so presidente en Rumanía y tamién votes a los sos alcaldes españoles, o non españoles, n'España". Moragas tamién dixo  que "nosotros nun queremos falar d'inmigrantes, falamos de nuevos españoles cuando nos referimos a la comunidá rumana que vive con nosotros"

Amás, l'alcuerdu inclúi fortalecer la cooperación ente l'Institutu d'Estudios Populares (ISP) y la Fundación pal Análisis y los Estudios Sociales (FAES).

06/11/2009 GMT 2

Un crimen homófobu conmociona Belxica: unos padres marroquinos maten a la so fía llesbiana nun 'ritual purificador' islámicu

circululliberal @ 01:05

  Une jeune musulmane de 18 ans morte après avoir subi un rituel.

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Pa ver en videu la información de RTL sobre esti tema clicar sobre la semeya

Los padres de Layla Achichi, una moza orixinaria de Marruecos y de 18 años, tán en prisión preventiva. Esta moza morrió durante un xabaz ritual pa "curala" del so llesbianismu. El crimen pasó n'Amberes, nel norte de Bélxica. Na criminal ceremonia participó un llector del Corán. L'abogáu de los padres de la ciudadana asesinada apeló la decisión xudicial alegando que los sos clientes intentaren una sanación espiritual, porque taben convencíos de que la homosexualidá de la so fía respondía a una posesión por espíritus malignos. Per otra parte, el mentáu llector del Corán, que tamién detuvieron, diz qu'él namás se dedicó a repetir pasaxes del 'llibru sagráu' muslmán.


  Publicao por Xerardo Díaz

01/11/2009 GMT 2

Otra vuelta la 'Champions League' de Zapatero: España duplica la tasa de paru xuvenil de la Unión Europea

circululliberal @ 03:31

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De EL IMPARCIAL. Mapa del paru xuvenil n'España col gobiernu socialista y datos del restu de la Unión Europea.

27/09/2009 GMT 2

Elecciones n'Alemania: Los ciudadanos alemanes castiguen duramente a los socialdemócrates y refuercen a Angela Merkel

circululliberal @ 22:34

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El centru derecha ganó les eleciones n'Alemania, al tiempu que'l Partíu Socialdemócrata fundíase hasta un mínimu históricu. Los votantes de la 'locomotora europea' refugaron de mou contundente les avieyaes recetes del socialismu, apoyando mui claramente les reformes lliberales pa lluchar contra la crisis. L'Aunión Democristiana (CDU/CSU) de la canciller alemana impúsose con un 33,5%, más de 10 puntos per enriba del Partíuo Socialdemócrata (SPD), que con un 23,3% pierde 8 puntos y cai hasta niveles nunca vistos. El partíu de los lliberales alemanes, el FDP, consiguió un 14,6% del votu, con un repunte de 6 puntos. Nos prósimos díes daránse los primeros pasos pa un gobiernu de coalición ente CDU/CSU y FDP.

Publicao por Xerardo Díaz

25/06/2009 GMT 2

ARRESTEN EN BULGARIA A AGIM CEKI, EX PRIMER MINISTRU DEL ENTE KOSOVAR, ACUSÁU DE CRÍMENES DE GUERRA

circululliberal @ 11:19

agim-ceku%20-253x190.jpgFONTE Reuters/ep. Les autoridaes búlgares detuvieron el martes al ex primer ministru kosovar Agim Ceku siguiendo una orde d'arrestu presentada ante Interpol por Serbia, según informó un voceru de la formación del antiguu dirixente, Gezim Kasapolli.

"Quedó arrestáu na frontera ente Macedonia y Bulgaria. Esperamos que lu lliberen pronto, pero nun sabemos si va pasar esta nueche o mañana", indicó Kasapolli.

Belgrado acusó a Ceku, un antiguu comandante de la guerrilla musulmana albano kosovar demientres la guerra de 1998 y 1999, y a otros cabezaleros de l'antigua rexón, por cometer crímenes contra la comunidá serbia. Ente los sospechosos figuren l'actual primer ministru de Kosovo, Hashim Thaci, anque dende Pristina encamentóse en respetíes ocasiones a la comunidá internacional qu'inore estes ordes de Serbia.

21/06/2009 GMT 2

ARTÍCULU DE WILLIAM CHISLETT: España, el Reino Unido y Gibraltar, navegando por aguas procelosas

circululliberal @ 15:05

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EL IMPARCIAL.  La inscripción por la Comisión Europea de unas aguas cercanas a Gibraltar como un espacio ecológico español ha levantado la ira de los gobiernos del Reino Unido y del Peñón quienes lo han considerado una erosión de la soberanía del territorio que España lleva 300 años reclamando.

En 2006, cuando la Comisión publicó su primera lista de Lugares de Interés Comunitario (LIC) del Mediterráneo — es decir, zonas que por su valor ecológico merecen formar parte de la red Natura 2000 -, el Reino Unido inscribió dos áreas de Gibraltar: una en suelo del Peñón y otra marítima, casi coincidente con lo que Gibraltar reivindica como aguas territoriales. España no lo impidió, pero presentó una reserva en la que hacía constar que considera suyas esas aguas. En la última lista figura por primera vez un LIC español, denominado Estrecho Oriental, alrededor del Peñón y engloba dentro de si el LIC marítimo gibraltareño.

En palabras de Carolina Flint, la Ministra británica para Europa, “dado que el Reino Unido es el único estado miembro competente para proponer un lugar de las aguas territoriales británicas en Gibraltar, no reconocemos la validez del lugar inscrito” Según Peter Caruana, Ministro Principal de Gibraltar, “España ha usurpado la soberanía británica de las aguas de Gibraltar. No hay base alguna en las leyes internacionales para su posición”. Su Gobierno ha interpuesto un recurso en contra de la decisión con el Tribunal Europeo en Luxemburgo.

La postura de Madrid es que Gibraltar no puede tener aguas territoriales porque el Tratado de Utrecht (1713), bajo el cual el Peñón fue cedido a Gran Bretaña, no hizo ninguna provisión para ello. España no reconoce más aguas territoriales que las interiores del puerto.

Si no fuera por la Gibraltar Natural History Society es probable que este asunto hubiera tardado aún mas tiempo en salir a la luz pública. Al Foreign Office le ha pillado desprevenido. Norman Tebbit, antiguo presidente del Partido Conservador, acusó el Foreign Office de “incompetencia atroz” por no haber descubierto la maniobra de Madrid.

Hay otras dos fuentes de tensión. Buques de la Armada Española y de la Guardia Civil siguen, de vez en cuando, intentando inspeccionar barcos en aguas consideradas como británicas (normalmente por razones de contrabando) y en la última reunión del Comité de Descolonización de las Naciones Unidas este mes España reiteró su oposición a los intentos de excluir a Gibraltar de la lista de territorios en el proceso de descolonización de la ONU, e insistió en que el futuro del Peñón pasa por la negociación entre Madrid y Londres.

"A Gibraltar no le queda más opción que seguir siendo británico o volver a ser español", indicó Alberto Virilla, el representante español ante el comité, ya que el futuro de ese territorio está vinculado al contenido del tratado de Utrecht. Ni representantes del Reino Unido, ni Caruana, asistieron a la reunión. Caruana aseguró el año pasado que dejaría de comparecer ante el comité por considerarlo "irrelevante".

Mientras que en el Reino Unido se piensa que la nueva constitución de Gibraltar —aprobada por el pueblo de Gibraltar en Noviembre de 2006 en un referéndum de autodeterminación- genera una relación moderna y no colonial entre el Peñón y Londres, Madrid advierte que el acuerdo no es otra cosa que una especie de “colonialismo consentido”.

Todo esto se tratará en la próxima reunión del Foro Tripartito del Dialogo, creado en 2004 para intentar resolver problemas con calma en vez de “diplomacia de megáfono”, salvo el tema de la soberanía. El lugar de la reunión podría ser Gibraltar, en cuyo caso seria la primera visita oficial al Peñón de un ministro de exteriores español. Podría ser en julio, aunque el Gobierno de Gordon Brown tiene mil cosas más importantes para atender, empezando por su propia supervivencia.

Estas aguas turbulentas me recuerdan una cena en mi casa hace casi 20 años cuando invité a un amigo, jefe en España del Servicio de Inteligencia Secreto (MI6), y un distinguido sociólogo español, nacido en La Línea de La Concepción, para quien el Peñón es un anacronismo y un parque temático del colonialismo. Mis dos invitados casi llegaron a bofetadas.

Si algún lector quiere profundizar el “problema” de Gibraltar le recomiendo el reciente y muy amplio libro de Gareth Stockey, Gibraltar: ’A Dagger in the Spine of Spain?’ (Sussex Academic Press). La dagger (daga) sigue clavada en la spine (espina dorsal) de España. Yo hice una apuesta en esa cena de que siempre seria así. Por ahora voy ganando.

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