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L'ASTURIES LLIBERAL
Bitácora del Círculu Lliberal d'Asturies

Estaya: ARTÍCULOS

20/11/2009 GMT 2

El Corriere della Sera informa del peligru integrista que s'amataga tres de l'apaición n'España del partíu islamista PRUNE

circululliberal @ 14:47

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PERCHE’ PREOCCUPA L’ANNUNCIO SPAGNOLO

Se l’Islam diventa partito

La politica demo­cratica è struttu­ralmente vincola­ta a un orizzonte di breve periodo. La natu­ra del sistema democrati­co spinge gli uomini poli­tici ad occuparsi solo dei problemi che agitano il presente. Le altre grane, quelle che già si intravedo­no ma che ci arriveranno addosso solo domani o dopodomani non posso­no essere prese in consi­derazione. A differenza di ciò che fa la migliore me­dicina, la politica demo­cratica non si occupa di prevenzione. Se così non fosse, una notizia appena giunta dalla Spagna do­vrebbe provocare grandi discussioni entro le classi politiche di tutti i Paesi eu­ropei, Italia inclusa. La no­tizia è che, come era pri­ma o poi inevitabile che accadesse, c’è già su piaz­za un partito islamico che scalda i muscoli, che è pronto a presentarsi con le sue insegne nella com­petizione elettorale di un Paese europeo. Si tratta del Prune, un partito fon­dato da un noto intellet­tuale marocchino, da an­ni residente in Spagna, Mustafá Bakkach.
Ufficial­mente, il suo intento pro­grammatico è di ispirarsi all’islam per contribuire alla rigenerazione morale della Spagna. In realtà, cercherà di difendere e diffondere l’identità isla­mica. Avrà il suo battesi­mo elettorale nelle elezio­ni amministrative del 2011. Se otterrà un succes­so, come è possibile, solle­verà un’onda (ce lo dico­no i flussi migratori e la demografia) che attraver­serà l’intera Europa. L’ef­fetto imitativo sarà poten­te e partiti islamici si for­meranno probabilmente in molti Paesi europei. A quel punto, la strada della auspicata «integrazione» di tanti musulmani che ri­siedono in Europa diven­terà molto ripida e imper­via. Perché? Perché la scel­ta del partito islamico è la scelta identitaria, la scelta della separazione, dell’au­to- ghettizzazione. Si po­trebbe anche dire, para­dossalmente, che quando nasceranno i partiti isla­mici sarà possibile valuta­re davvero quale sia, per ciascun Paese europeo, il reale tasso di integrazio­ne dei musulmani. Per­ché è evidente che il mu­sulmano integrato (per fortuna, ce ne sono già moltissimi), quello che vi­ve quietamente la sua fe­de e non ha rivendicazio­ni identitario-religiose da avanzare nei confronti del­la società europea in cui risiede e lavora, non vote­rà per il partito islamico. A votarlo però saranno co­munque molti altri, sia per adesione spontanea (in nome di un senso di separatezza identitaria) sia a causa della pressio­ne degli ambienti musul­mani che frequentano.

Al pari del partito isla­mico spagnolo, si capisce, ogni futuro partito islami­co europeo dichiarerà (e non ci sarà ragione di cre­dere il contrario) di rifiu­tare la violenza. Non po­trà infatti rischiare (pena il fallimento del progetto politico) vicinanze o con­taminazioni con cellule terroriste più o meno atti­ve o più o meno dormien­ti in Europa. Ma ciò non toglie che l’ideologia dei partiti islamici sarà co­munque quella tradiziona­lista/ fondamentalista.

Sarà l’ideologia della cosiddetta Rinascita islamica, impregnata di valori antioccidentali e, alla luce del metro di giudizio europeo, illiberali. Si tratterà di forze illiberali che useranno la politica per strappare nuovi spazi, risorse e mezzi di indottrinamento e propaganda. Per questo, il loro ingresso nel mercato politico-elettorale europeo bloccherà o ritarderà a lungo l'integrazione di tanti musulmani. Che fare? La politica democratica non può facilmente difendersi da questa insidia. Però le possibilità di successo o di insuccesso dei partiti islamici nei vari Paesi europei dipenderanno da un insieme di condizioni.

Conteranno certamente anche le maggiori o minori chances che ciascun singolo musulmano avrà di ben inserirsi nel lavoro, e di poter accedere, per sé e per la propria famiglia, a condizioni di benessere (ma guai a credere che basti solo questo per annullare le spinte identitarie). Conteranno anche, e forse soprattutto, le caratteristiche istituzionali dei vari Paesi europei. Si difenderanno meglio, io credo, le democrazie dotate di sistemi elettorali maggioritari (che rendono difficile l’ingresso di nuovi partiti) rispetto a quelle che usano l’una o l’altra variante del sistema proporzionale.

La Gran Bretagna ha commesso errori colossali con la sua politica verso l’immigrazione musulmana. Il suo scriteriato «multiculturalismo» ha finito per consegnare all’Islam, e anche all’Islam più radicale, importanti porzioni del suo territorio urbano (al punto che oggi la Gran Bretagna deve persino fronteggiare il fenomeno dei numerosi cittadini britannici, di lingua inglese, che combattono in Afghanistan insieme ai loro correligionari talebani). Tuttavia, quegli errori sono forse ancora rimediabili. Il sistema maggioritario rende infatti molto difficile l’ingresso nel mercato politico britannico di un partito islamico. Diverso è il caso dei Paesi ove vige la proporzionale nell’una o nell'altra variante: l'ingresso è relativamente facile e la politica delle alleanze e delle coalizioni, tipicamente associata ai sistemi proporzionali, garantisce influenza e potere anche a piccoli partiti. Una circostanza che i futuri partiti islamici potranno sfruttare a proprio vantaggio. Da antico, e non pentito, sostenitore del sistema maggioritario penso che quella qui descritta rappresenti una ragione in più per adottarlo.

Angelo Panebianco

19/11/2009 GMT 2

OTRU ESCÁNDALU SOCIALISTA: El diariu La Gaceta espubliza n'esclusiva la semeya onde Rubalcaba amenaza a dos diputaos populares cola frase "Veo lo que haces, oigo lo que hablas" / Editorial del periódicu sobre esti grave socedíu

javier-ruiz @ 11:50

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Momento en que Rubalcaba advierte a los diputados Pons y Floriano en el Congreso. / Chema Barroso

Rubalcaba avisa: "Veo lo que haces, oigo lo que hablas"

Madrid.- Martes negro para el PSOE y su Gobierno. El ministro Alfredo Pérez Rubalcaba pierde los papeles (según la versión de los populares), y provoca al diputado Carlos Floriano por su petición de explicaciones sobre Sitel. Rubalcaba lo niega aunque no desmiente el insulto. El Ejecutivo socialista tampoco acierta en su defensa de la gestión del secuestro del atunero Alakrana y arremete contra la oposición en boca de María Teresa Fernández de la Vega y José Antonio Alonso, situando al PP junto a los piratas. A la deriva, al PSOE se le fue ayer de las manos una sesión de control en la que tampoco faltaron preguntas sobre la crisis económica y la imputación de Diego López Garrido. Asimismo, el fiasco del Índico, felizmente resuelto pero aún con mil incógnitas pendientes, une a los populares con partidos como CiU o el PNV, que no renuncian a pedir responsabilidades al Gobierno.

Si es cierto, dimisión o destitución

El Gobierno está de los nervios y, es curioso, el hombre sereno, experimentado, el que en las ocasiones más severas ha permanecido impasible, explotó ayer con un aviso y una amenaza que aportan una enorme claridad al escándalo Sitel. Como contamos ampliamente hoy, y según afirman los interesados del PP, le advirtió a un diputado de este grupo: “Te veo y te escucho todo”.

La frase, que tiene distintas interpretaciones en boca de los afectados de una u otra parte, es, en todo caso, un monumento a la inoportunidad ahora que en España hasta los que nunca serían espiados se sienten así. Y, claro está, cuando nada menos que un ministro del Interior como Pérez Rubalcaba reconoce desde lo más recóndito de su ira subconsciente que “ve y escucha” todo lo que hace y dice su interlocutor, hay que temerse lo peor. Sobre todo si, como es el caso, el rifirrafe viene a cuento de un asunto revelado directamente por LA GACETA, como es el Sitel, donde se pone en tela de juicio nada menos que un sistema de espionaje que permite en teoría al poder político conocer los vericuetos más íntimos o comprometidos de la vida de cada quien.

Si, además, ocurre que los protagonistas de este episodio acaban de pelearse parlamentariamente por el mismo asunto (por cierto, en el hemiciclo el ministro, sin micrófono, también se las tuvo tiesas con Esteban González Pons), la preocupación crece a la enésima potencia. Rubalcaba, ufano hasta la imprecación, asegura que mientras él permanezca en el cargo no va a haber ley orgánica alguna para regular precisamente el funcionamiento de Sitel, algo que, por lo demás, venimos pidiendo editorialmente en este periódico desde que desvelamos el escándalo. En estas circunstancias, la advertencia, de ser cierta, de Rubalcaba al diputado extremeño Carlos Fiorano y su posterior invectiva adquieren perfiles de notable gravedad. Por lo pronto, de la conducta del ministro, según la cuentan los implicados, se deriva un reconocimiento explícito de un posible delito: escuchar ilegalmente las conversaciones de una persona y contemplar su propia vida sin mandato judicial alguno. La única salida de Rubalcaba es que, como luego dijo ayer, se refiriera únicamente a “ver” en la televisión y “escuchar” en la radio.

Pero, por salirnos del deplorable caso concreto que estamos contando en LA GACETA, la política del Gobierno en el asunto de Sitel consiste, por un lado, en negar la evidencia; o sea, en desmentir que este sistema de vigilancia intensiva pueda ser utilizado para espiar a cualquier ciudadano y, por otro, en insistir en que no existe la menor posibilidad de promulgar una ley orgánica para regular el funcionamiento de dicho sistema. Respecto al primer elemento, posee un crédito muy endeble: ayer mismo recogíamos en este diario el testimonio de un ciudadano que fue vigilado durante tres meses por una mera confusión. Sólo esta declaración debería valer para poner en solfa las pertinaces negativas del Gobierno en aceptar la evidencia. En cuanto al segundo, hay que preguntarse: ¿por qué el Gobierno no quiere “legalizar” a Sitel? La sospecha es mayoritariamente clara, incluso entre jueces y fiscales: porque quiere seguir utilizándolo a su conveniencia.

Volvemos al principio: el Gobierno está de los nervios. Otra muestra es la de la vicepresidenta María Teresa Fernández de la Vega, cuya reacción trastornada a las acusaciones del PP sobre la inepcia gubernamental con el Alakrana revela también un estado político y psicológico desaconsejable para dirigir el país. Estamos, pues, de acuerdo con la reprobación que plantea el Partido Popular. Lo de Pérez Rubalcaba tiene un tratamiento más específico aún: si es cierto que ha avisado a los diputados populares de que les “ve” y les “escucha” (y no solo por la radio y la televisión) Rubalcaba o debe dimitir o tiene que ser destituido: una bravata así no puede permitirse.

18/11/2009 GMT 2

Artículu de José Antonio Sentís: Éxito del Proceso de Paz con los piratas

circululliberal @ 03:37

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EL IMPARCIAL. La satisfacción demostrada por el Gobierno en boca de sus principales representantes, Zapatero y de la Vega, por la liberación del Alakrana tras el pago de un módico rescate de dos millones trescientos mil euros es digna de un estudio psicológico.

Es cierto que este Gobierno, comprobada su incapacidad en la gestión pública, basa su éxito en la gestión de su propaganda. Por eso, con toda desfachatez, han vendido a la opinión pública como éxito lo que no es más que la cesión ante un chantaje. Y no digo que en ocasiones no se pueda doblegar alguien por causa mayor, sino que lo que no puede hacer es ponerse medallas por hacerlo.

Se puede decir: hemos garantizado la vida de los marineros a cambio de rescate, pero nos molesta mucho haber tenido que someternos. Lo que no se puede decir es: qué bien lo hemos hecho, somos los más hábiles a la hora de la genuflexión ante la piratería.

Pero, no. Aquí tenemos al Gobierno triunfante en su debilidad. Sólo coordinado cuando el asunto ha acabado por la vía del pronto pago, pero indeciso, chapucero, temblequeante y enfrentado internamente cuando encontró el problema sobre la mesa. Cuando no manipulador, mentiroso, opaco y torpe.

Pues si el Gobierno dice que compartamos la alegría de los liberados y sus familias, con toda la razón la compartiremos. Pero si quiere apuntarse otro tanto político por hacer lo que a cualquier ignorante se le ocurre (ceder a un chantaje) eso ya es hacernos tragar otra rueda de molino. Para esa decisión no hace falta excesivo entrenamiento, porque se aprende de pequeñito en el colegio.

Y puesto que el Gobierno ha decidido pagar (con un poco más de dinero se hubiera podido quedar con Somalia) y ha decidido no perseguir a los piratas, porque ya los perseguirá después, según De la Vega, sólo nos queda congratularnos de que Zapatero no haya quedado tan agradecido a los secuestradores como para entregarles alguna condecoración nacional, que es lo menos que correspondería a un síndrome de Estocolmo presidencial tan palmario. En todo caso, hay que desmentir formalmente ese rumor. No se condecorará a los piratas, por el momento.

O bien, Zapatero no sufre síndrome de Estocolmo, es decir, la sumisión activa a los chantajistas, sino que, por el contrario, nos ha transferido a todos ese síndrome. Para que España entera, presa de alivio por la supervivencia de los nuestros, simpatice con el Gobierno que los ha liberado sin preguntarse cómo lo ha hecho, ni qué significado ni qué repercusiones tendrán lo que ha hecho.

Finalmente, para la iconografía subconsciente, Zapatero se ha presentado como el capitán Trueno liberando a Sigrid. Sólo nos queda alegrarnos de que los piratas no pidieran Córdoba a cambio del Alakrana. Pero démosles tiempo, que todo llegará.

En todo caso, la gestión del conflicto sobre el Alakrana explica muy gráficamente por qué Zapatero quiso negociar con Eta, por qué Zapatero cedió políticamente ante Eta, y por qué se hubiera sometido a cualquier chantaje de Eta. Y si no pudo hacerlo fue porque la propia Eta, mucho menos inteligente que la piratería somalí, no tuvo paciencia.

Aquella historia le salió mal a Zapatero y, sobre todo, le salió mal a Eta. Pero, por fortuna, el Proceso de Paz con la piratería ha tenido un éxito incuestionable.

Postdata simbólica
¿Con qué bandera volverá el Alakrana a aguas españolas? ¿Con la ikurriña o con la española?

09/11/2009 GMT 2

Artículu de Carlos Alberto Montaner: "La culpa fue de Marx"

cesar-vaquero @ 13:01

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EL NUEVO HERALD. Hace 20 años, los escombros del muro de Berlín cayeron estrepitosamente sobre el marxismo y lo pulverizaron. Algo que, paradójicamente, confirmó la opinión de Marx sobre las teorías, tal y como lo explicó en sus Tesis sobre Feuerbach: ``Es en la práctica donde el hombre tiene que demostrar la verdad, es decir, la realidad y el poderío, la terrenalidad de su pensamiento''.

El marxismo, sencillamente, no resistió el enfrentamiento con la realidad. Prometía el paraíso en la tierra y parió veinte dictaduras espantosas. Dejó cien millones de muertos en el camino. Empobreció a medio planeta. Retardó el progreso científico y técnico de numerosos pueblos y, tal vez lo peor de todo, envileció a varias generaciones de personas obligadas a mentir y a celebrar un régimen al que detestaban profundamente.

Cuando Marx murió, su discípulo, compañero y amigo Federico Engels --tan amigo que hasta reconoció como suyo un hijo de Marx concebido por la criada de la casa-- describió los dos ``grandes aportes'' del pensador alemán: el materialismo histórico y la plusvalía. ¿En qué consistían?

El materialismo histórico (una hipótesis ridícula que ignoraba la inmensa complejidad de la naturaleza humana) postulaba que la religión, el sistema político, las instituciones de derecho, la moral, el arte, etc. constituían la ``superestructura'' generada por los intereses de la clase dirigente que controlaba la ``infraestructura'', es decir, los medios de producción. De acuerdo con Marx y Engels, al desaparecer la propiedad privada y obtener los trabajadores el control del aparato productivo, cambiaría radicalmente la superestructura.

En cuanto a la plusvalía, se trataba de un error surgido de la teoría del valor de los economistas clásicos Adam Smith y David Ricardo: Marx creía que el valor de la producción dependía del trabajo humano que se le incorporaba, de manera que el capitalista se enriquecía apropiándose de la diferencia entre el precio de venta y los costos reales de los bienes o servicios producidos. Esa era la plusvalía. Un par de años antes de su muerte (1883), un joven economista austriaco, Eugen von Bohm-Bawerk, le demostró sus errores y, de paso, señaló las contradicciones sobre este tema que existían entre el tomo primero y tercero de El capital.

¿Por qué estos dos disparates intelectuales generaron una catástrofe tan gigantesca como las dictaduras comunistas? En primer término, porque para poder desmontar el Estado burgués y rehacer las relaciones de propiedad de acuerdo con la utopía que había diseñado, Marx prescribió, y sus discípulos le hicieron caso, una etapa dictatorial dirigida por el proletariado. Es decir, se acogió a una ética de fines capaz de justificar cualquier monstruosidad siempre y cuando condujera a los seres humanos en la dirección de la felicidad y el progreso que él les señalaba. Luego, Lenin y otros comunistas especialmente crueles crearon un método de control social por medio de la represión policiaca que resultó imbatible. Una vez construida la jaula, era muy difícil evadirse.

¿Por qué, en definitiva, se hundió el comunismo? Fundamentalmente, por la desmoralización de la clase dirigente ante el fracaso material y espiritual del marxismo-leninismo. Los comunistas no podían ignorar la comparación entre las dos Alemania o las dos Corea. Veían con envidia cómo todos los hallazgos científicos y técnicos se producían en las democracias occidentales dotadas de economías capitalistas. Habían comprobado hasta la saciedad que Marx estaba equivocado en el plano teórico, y que la puesta en práctica de sus ideas había conducido inútilmente al matadero a millones de seres humanos y al estancamiento y la pobreza a las sociedades que lo habían intentado.

Ante esa situación, comenzaron las reformas, pero el marxismo no era reformable. La arrogante pretensión de Marx de haber descubierto las leyes por las que se rigen la historia y el desarrollo económico, era una superchería hueca que no podía corregirse. Había que desecharla. Su tesis de la plusvalía, y en definitiva su incapacidad para entender el concepto del valor subjetivo, tampoco podía modificarse. Era como creer que la tierra es plana. Estaba equivocado. Punto.

El periodo provisional de la dictadura del proletariado, dirigida por la vanguardia comunista, se había convertido en una pesadilla permanente. No era una fase, sino una meta repugnante administrada por el aparato de seguridad. Por eso, cuando trataron de arreglar el sistema, el edificio se desplomó. Se había construido sobre cimientos falsos. Sólo quedan un par de antiguallas de aquella época (Cuba y Corea del Norte) tercamente empeñadas en el error, pero es sólo cuestión de tiempo. En esos países tampoco la clase dirigente cree una sola palabra del discurso oficial.

La hora de Chamorro

cesar-vaquero @ 11:46

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Javier Chamorro nel centru

A MI AIRE / José Eulogio Hernández
Los débiles sucumben, no por ser débiles, sino por ignorar que lo son” . (Ramón y Cajal, dixit). Es el momento, Javi. No te muestres pasivo, ni indulgente, ni pacato, ni blandengue, ni mego. Es el momento de que tomes las riendas de la UPL y que demuestres si vales para dirigir un partido que tiene implantación en León, que supone la tercera propuesta electoral de la provincia, que es llave en la capital, y que estuvo a punto, incluso, de tener la cerradura de las Cortes regionales.
Échale lo que hay que echarle y déjate de paños calientes, porque Paco, tu socio en la Alcaldía, le ha echado bemoles suficientes, incluso más de los necesarios, para allanarte el camino. El tema de la Llionpedia y el asunto de Pardo han servido para quitaros un marrón, pero al mismo tiempo para demostrar que no eres mollejón, sino que tienes reaños.
Fernández y Melchor Moreno, al que hemos descubierto como más eficaz y eficiente de lo que parece, se han pringado. ¿Qué es eso de reuniros en Benavente? ¿Hay miedo? ¡Utilizar la sede, coño, la de República Argentina, o incluso la tasca del Húmedo! ¿Pero qué es eso de andaros escondiendo?
“… Ya no puedo hacerme querer de los que nada pueden, haré que me quieran aquellos en cuyas manos está el poder”. (Cicerón, ante el desvío de Catón y los suyos).
Toma aire. Eres consciente de que ni puedes contar con De Francisco, ni con Otero, ni con Herrero, ni con Soto, ni con Blanco. Todos éstos, hoy, son papel mojado. Pues al loro.
Lázaro te conviene lo justo. Nada, Abel Pardo. Gema está cosida a la causa y te queda Paco, tal y como los acontecimientos se han sucedido. Es tu socio, el ejecutor en la sombra, el que, ante tanto desencuentro popular y permanente, tanto líder y tan poco artesano, observa allanado el camino. Pues agárrate a eso. Pero con decisión, no apacible y abemolado.
(“El imperio vacila”, le dijo el conde de Buren a Carlos V, tambaleándose a la hora de andar a causa de la gota. “… No gobiernan los pies, sino la cabeza”, le contestó el monarca a su amigo). Pues eso. Es el momento de andarse con tiento. Pasa de los que mascullan y agarra el toro por los cuernos. Y si no, pues vete buscando un destino.

31/10/2009 GMT 2

Artículu de Luis María Ansón: TRES MIL MILLONES DE CRISTIANOS

circululliberal @ 02:22

EL IMPARCIAL. A pesar del propósito de José Luis Rodríguez Zapatero para descristianizar el orbe, no parece que sus generosos esfuerzos vayan a ser compensados porque las fuerzas del mal son poderosas y no se muestran dispuestas a plegarse al admirable progresismo del faro de la Alianza de Civilizaciones.
Le Monde Diplomatique, que nunca se ha distinguido por su inclinación hacia el mundo cristiano, ha publicado un estudio sobre el atlas de las religiones en el año 2050. Resulta que la Humanidad no se pliega dócilmente a las enseñanzas de Rodríguez Zapatero y que, en cuarenta años, los cristianos alcanzarán la cifra de 3.052 millones de creyentes, 1.300 millones más que en 1990. Los musulmanes superarán ligeramente los 2.000 millones, los hindúes los 1.000 millones y los budistas los 400 millones. El sentimiento religioso se mantendrá vivo y pujante a pesar de los esfuerzos de las huestes de Zapatero, que han sustituido la enseñanza de religión en España por el parchís y que quieren arrancar de todos los centros cualquier símbolo religioso; es decir, los símbolos católicos, pues la presencia histórica de otras religiones en España, salvo la islámica, es sólo virtual.
No estaría mal que el think tank monclovita que rodea a Zapatero le pasara el informe publicado en Le Monde Diplomatique. Distrayendo sus ocios de verano en el palacio canario que le acoge, a lo mejor el presidente podría dedicar unos minutos a la lectura y la meditación de tan revelador estudio.

26/10/2009 GMT 2

La Llionpedia y el holocausto leonés

circululliberal @ 13:43

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DIARIO DE LEÓN. José Luis Gavilanes Laso

Escritor

Llevamos varias semanas cuyo tema local de debate por excelencia está siendo, tanto en los medios de comunicación como en la calle, la denuncia de presuntos contenidos filonazis aparecidos en la enciclopedia digital en lengua leonesa, o Llionpedia. Escritos bajo seudónimo, no obstante, el blanco de todos los dardos y miradas ha sido el promotor de la misma, el concejal de Educación, Nuevas Tecnologías y Cultura Leonesa del Ayuntamiento de León, organismo que ha patrocina do el invento. No he leído los textos y, por lo tanto, no estoy en condiciones de juzgar el grado de responsabilidad ni de inculpación delictiva, asunto este último que incumbe a la fiscalía. Sin embargo, a pesar de todo el berenjenal que se ha montado, no deja de sorprender que todavía no se haya desvelado la identidad del autor de los textos y, por ende, la gallardía de defender, aclarar o retractarse de los mismos. Sean o no fundadas las denuncias, me parece lamentable que en un compendio leonesista, con la inclusión del tema del holocausto, no figuren consignados los nombres de más de treinta leoneses que ciertamente sabemos fueron víctimas de la barbarie nazi, por haber sido deportados a los campos de exterminio de Mathausen, Gusen y Dachau (vid. el apéndice de mi libro Mi vida en los campos de la muerte nazis , León, Edilesa, 2005, pp. 209-239, o Leoneses en los campos nazis , Revista de Estudios Humanísticos. Historia, Universidad de León, nº 4, pp. 311-333). Si nuestros desventurados paisanos no son merecedores de un homenaje consistorial (placa, calle, plaza, etc.), al menos juzgo que les corresponde la mínima consideración, no digo el honor, de figurar en una enciclopedia virtual leonesista, sea en castellano, leonés o lliunés. Y, quede bien claro, que no con ello persigo protagonismo alguno por haber dedicado mucho tiempo, sin subvención pública ni privada, en la pesquisa de este asunto.

Aunque, entre 1933 y 1945, los nazis no sólo gasearon a judíos sino a personas de todas las nacionalidades, confesiones, clases sociales, tendencias y opiniones políticas, los negacionistas o revisionistas del holocausto se han centrado singularmente en rebajar la cifra de seis millones de descendientes de Abraham y la negación de las cámaras de gas que en gran parte los eliminó, como meros recursos publicitarios inventados por el poderoso movimiento sionista. En ese sentido, desde la publicación de La mentira de Ulises (1950), de Paul Rassinier, la crítica aritmética y ontológica no ha dejado de lanzar cargas de profundidad contra el holocausto. El belga Leon Degrelle, condenado a muerte en rebeldía por colaboracionista nazi y refugiado en España, donde se benefició de la falta de una ley de extradición al amparo de los «ultras», publicará hasta su muerte (Málaga, 1994) numerosos textos en los que refuta que hubiese habido cámaras de gas en los campos de concentración. Evidencia que hoy ya sólo discuten los pertinaces defensores de la ideología fascista, estén o no ocultos bajo seudónimo en las páginas de la Llionpedia. Si se es consecuente con las propias ideas y convicciones, ¿qué impide, entonces, al exponerlas públicamente ponerles nombre y apellidos?

Reconocemos que algunas de las páginas que se han escrito sobre el genocidio en los campos de concentración se prestan a suspicacias, porque en algunos casos las verdades irrefutables de esos testimonios están salpicadas de contradicciones, inexactitudes e incluso exageraciones. La cruel realidad tiene una sobrecarga emotiva que la hace siempre atractiva, pero, si se exagera, como todo lo que es excesivo, puede llegar a empalagar. Con todo, es perverso que la denuncia de un dato erróneo se utilice para desacreditar los testimonios en su conjunto y sirva para desautorizar al testigo. Exagerar el horror de un detalle falsificándolo para comprender el horror en su integridad, es un procedimiento humano, demasiado habitual, que habría que evitar a toda costa en la literatura testimonial de los campos nazis. Porque quienes han optado por la distorsión y falseamiento de la realidad han hecho un flaco servicio a la verdad integral, dando oportunidad a los revisionistas para rebajar la importancia de lo sucedido o sembrar dudas sobre la autenticidad de las prácticas criminales que realmente acontecieron al estar corroboradas por miles de testigos. Así, por ejemplo, los revisionistas españoles no cabían de gozo cuando el impostor catalán Enric Marco -”un camandulero tramposo que estuvo durante años discurseando por toda la geografía española su falsa estancia en campos de concentración nazis-” fue descubierto y denunciado. La verdad y la ficción dejaban de tener una nítida línea divisoria, confundiendo al ciudadano y haciéndole desconfiar sobre la realidad histórica de los hechos. Justificaba Marco su actitud con la única y loable intención de propalar y difundir el martirio de los muchos compatriotas (alrededor de 8.000, con tan sólo un 20% de supervivientes, de los cuales más de la mitad sucumbiría muy pronto por su pésimo estado de salud) que sufrieron la barbarie nacional-socialista, ante el desinterés de los sucesivos gobiernos españoles. Hasta prácticamente la muerte del «difunto», contadísimos españoles sabían que miles de sus compatriotas habían dejado hambre y huesos convertidos en cenizas tras corto o largo cautiverio lejos de su patria. Luego, había que olvidar para no molestar, no fuese que Saturno resucitase y abriese de nuevo sus fauces furibundas devorando a sus hijos en esta piel de toro donde, como dijo Antonio Machado, «siempre anda errante la sombra de Caín». Los revisionistas negando, la Llionpedia ignorando y el señor Marco afirmado lo que no sufrió en propia carne, convergen en el mismo punto, aunque por caminos diferentes. Sirva como atenuante, al menos en el caso de Enric Marco, que supo dar la cara reconociendo y pidiendo disculpas por su quimera. Quisiera que el autor de esos controvertidos contenidos de la Llionpoedia también se quitara el rebozo y nos los comentara sin tapujos a cara descubierta. Quién sabe, a lo mejor nos convence, si ese es su propósito, que a Hitler, correligionarios y simpatizantes no les faltaba razón para hacer lo que hicieron; y que quienes estamos verdaderamente obnubilados somos los que, hasta hoy, no albergamos dudas de que el fascismo y el nazismo fueron una tragedia para la humanidad, aunque no la única.

24/10/2009 GMT 2

La Liopedia

circululliberal @ 13:04

DIARIO DE LEÓN. Ana Gaitero

 

Estoy hecha un lío. Resulta que la Llionpedia que se anuncia como la gran obra de la Concejalía de Cultura Tradicional y Nuevas Tecnologías y se hace famosa por poner a la misma altura las teorías negacionistas sobre el genocidio nazi con las dimensiones reales del Holocausto. Pero nada sabemos de lo que ha aportado la magna obra a la fusión entre cultura leonesa y era digital.

Me meto en la enciclopedia de la cosa y compruebo que ahora Adolf Hitler está «esborriáu» (revisión de contenidos, según el traductor).upl10.jpg Me pasmo con la extensa entrada dedicada a Abel Pardo, en su faceta de escritor y divulgador, con foto incluida. Sólo Menéndez Pidal tiene parangón con la talla del concejal, edil es al fin y al cabo, en la enciclopedia virtual. Ni Cayetano Bardón, ni Eva González se pueden comparar con el promotor de la Llionpedia. Y menos aún Unamuno, que apenas tiene dedicadas unas líneas. Será por españolista o porque vivió en Soria. Véte tu a saber... Es una enciclupedia libre, cada quien mira por lo suyo y ninguno por lo de todos. Se ve que el saber leonés es cosa de cada quien y algunos de estos cadaquien se sienten en propiedad de la cultura leonesa y la utilizan a su antojo.

Pero en el lío de la Llionpedia no hay político que mueva ficha, con excepción de Melchor Moreno. El concejal se llama a andanas y dice que todo es un lío de la prensa y de sus enemigos políticos. Y además tiene quien le apoye, por delante y por detrás. Sus compañeros en el Ayuntamiento de León, Javier Chamorro y Gema Cabezas, han encargado una investigación a un amigo y el alcalde, Francisco Fernández, espera a ver qué pasa. Le da lo mismo: sólo necesita un concejal para gobernar. Lo que no sabemos es quien más, aparte de Hitler, va a quedar «esborriáu» después de este nuevo capítulo de vergüenza para León.

La semana fantástica de UPL

circululliberal @ 12:39

LA CRÓNICA DE LEÓN Daniel Álvarez

Esto sí que es una semana fantástica. El domingo hay congreso de UPL para cambiar los estatutos, hacer un partido moderno y acabar con el caudillismo.
El martes se reúne la dirección de la UPL y decide suspender a Abel Pardo de militancia por el caso de la Llionpedia, que, por si en este mes han viajado a la luna, les recordaré que es esa página web que apadrinó desde el Ayuntamiento el concejal de Cultura Leonesa y que ha sido acusada de incluir textos filonazis.
El miércoles el alcalde de León asegura tajante que cuando la UPL se lo pida cesará de sus funciones en el equipo de gobierno a Pardo.
El jueves reunión prevista del secretario general de la UPL con los concejales del Ayuntamiento de León, Pardo incluido, en la que se espera informar al edil de la polémica de su destitución. Pero por si era poco, ese mismo jueves el fiscal decide el archivo de la denuncia contra la Llionpedia: no hay causa penal porque no se justifica el genocidio y su negación no supone infracción desde que el Tribunal Constitucional emitió una sentencia en ese sentido. ¿Pardo se ha salvado?
Viernes. Abel Pardo anuncia que dimite una semana hasta que se resuelva el informe interno que está elaborando el Ayuntamiento sobre la posible implicación municipal en los textos sobre el nazismo. Ánimo muchachos que acabaréis demostrando que en este país puede haber algo más lento que la justicia. ¿Es esto un cese? Sí, pero no. No, pero sí.
La UPL lo ha conseguido. Ha logrado acabar con el caudillismo y de paso se ha cargado el liderazgo interno de la formación, si es que lo tenía, hasta convertirla en una jaula de grillos sin criterio, si es que ya no lo era.
Si la dirección paniaguada de este leonesismo ramplón, que no rampante, decide un día que Abel Pardo es el responsable político de la polémica ¿por qué recula al día siguiente? Los textos sobre el nazismo de la Llionpedia no serán delito pero son una indecencia con la que ningún Ayuntamiento democrático debe estar vinculado en modo alguno. ¿Por qué no esperó la UPL a lo que espera ahora para hacer definitivo el cese de Pardo? No busquen respuestas, es la UPL y al frente de la misma está un rey mago llamado Melchor. ¿Qué acabará saliendo de esa chistera?

Sobre 'Llionpedia', fiscalía, negación del holocaustu y delitu: "Es el derecho penal la medida de todas las cosas"

circululliberal @ 02:21

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SIGERIA (El blog del caminante)

En estos oscuros tiempos de perversión… en el lenguaje, se ha instalado en nuestra clase política la costumbre de equiparar lo inmoral con el ilícito penal, de manera que pueda ligarse su propia supervivencia en el sillón al hecho de que puedan o no acreditarse la existencia de hechos delictivos.

Digo perversión por cuanto cualquier alumno de la Facultad sabe que el Derecho Penal es al “ultima ratio”, que ha de utilizarse únicamente contra las acciones más extremas y merecedoras de reproche, y por ello además está constreñido por importantes restricciones, la más citada de las cuales es la presunción de inocencia.

Eso supone, a sensu contrario, que tales principios o restricciones se pueden aplicar al Derecho Penal, pero no a otros ámbitos. No hay presunción de inocencia en política, ni en la vida familiar, ni en el Derecho Civil, ni en ningún otro orden del Derecho. Aquí lo que sí juega es la carga de la prueba, claro, de suerte que cada parte ha de probar aquello que puede probar.

Llegados a este punto, supongo que ustedes piensan que mi discurso va hablar de la gente que acepta regalos de otra gente, de si es delito o no y de que con independencia de ello puede ser algo inmoral, etc, etc. Pues no, vamos a hablar de otro caso fascinante, aunque si usted no vive en León puede que no haya oído hablar de ello.

Vamos a hablar de Auslli y la Llionpedia.

Si usted sabe lo que es la Wiquipedia, solamente explicar que la Llionpedia es lo mismo, sólo que en lengua Leonesa (o Asturleonesa, que creo que es más acertado, pero en lo que no vamos a profundizar porque servidor no es filólogo). He aquí que la Llionpedia fue creada desde la Concejalía de Educación, Nuevas Tecnologías y Cultura Leonesa, bajo la égida de D. Abel Eugenio Pardo Fernández, concejal de la UPL y estaba controlada por dicha Concejalía.

Hace unos días, varios ciudadanos denunciaron que en dicha Llionpedia se contenía varios artículos que negaban el Holocausto y mostraban una mirada amable hacia las tesis nazis.

La respuesta del Ayuntamiento ha sido que hay que esperar a lo que diga la Fiscalía y que se tomarán medidas si existe un “ilícito”.

PREGUNTA 1: ¿Toda opinión que niegue el Holocausto es delito?

La respuesta es que no. La regulación de estas cuestiones, como todas las relacionadas con las restricciones al Derecho a Libre expresión de Ideas y Opiniones ha sido restringida por el Tribunal Constitucional en importantes sentencias. Es pues posible mostrar opiniones negacionistas sin que exista delito, si se hace con la suficiente habilidad.

PREGUNTA 2: ¿Existe delito en este caso?

Dado que a la fecha a la que se escribe esto la Fiscalía acaba de archivar las diligencias, y que personalmente no he estudiado el tema, no me queda más que aceptar su criterio y entender que en este caso, efectivamente, no existe un delito.

De todas formas, tendría curiosidad por saber qué textos se enviaron la Fiscalía y quién realizó la traducción. Sólo por curiosidad.

Pero, y ahí está lo importante, lo que ha dicho la Fiscalía es que no hay delito, no que no haya negación del holocausto, por cuanto como dijimos, no toda negación es delito.

Llegados a este punto del camino,uno se quita la toga y se queda en traje de ciudadano, y continúa.

OPINIÓN: Los textos que se recogían en la Llionpedia eran textos de carácter acientífico que negaban el holocausto, dulcificaban el régimen Nacional Socialista y glosaban virtudes otros negacionistas, por más que no tengan un carácter delictivo.

PROFECÍA: Lo que se nos va a intentar hacer ahora, veremos desde dónde, es intentar confundirnos, diciendo que el archivo de la Fiscalía supone no que no haya delito (que es lo que ha dicho la Fiscalía), sino que no hubo textos filo-nazis y negacionistas (cuestión en la que la Fiscalía no puede entrar públicamente, por más que entendemos que tendrá su opinión).

HECHO 1: Abel Pardo, tras comenzar diciendo que no se había cometido ilegalidad alguna (en lo que parece que la Fiscalía le da la razón), acabó diciendo que los textos en cuestión no eran negacionistas ni amables con el régimen de la Alemania Nazi.

HECHO 2: Abel Pardo intenó confundir a la opinión pública diciendo que el Autor de los textos, que firmaba con el apodo de Auslli, podía ser cualquier ciudadano, cuando en realidad era primer administrador de la página, que la puso en marcha, y que por lo tanto debía estar adscrito a su concejalía. Preguntado por su identidad, dijo que él no era Auslli y que no podía decir quién era porque ello sería un delito, habida cuenta de la regulación de actual de la Ley de Protección de datos.

OPINIÓN: A la vista de esta declaraciones, no podemos saber qué es más grave, que el concejal manifieste que unos textos evidentemente negacionistas no lo son por el mero hecho de salvar su cuello o peor, por convicción personal (esto es, que realmente él no los vea como textos negacionistas), que él sea Auslli, como han señalado algunos rumores sin confirmar, que Auslli sea alguien de la concejalía a quien se intenta ocultar por afinidad ideológica o que todo esto haya ocurrido porque no se ocupó de supervisar el proyecto.

Sea como fuere, lo cierto es que se ha utilizado dinero de todos los Leoneses para amparar a un autor de tendencia nazi, a quien no sólo se dejó publicar sus diatribas acientíficas, sino al que se trata ahora de ocultar y proteger, sin exponer su nombre a la opinión pública (siendo, y esto es más un hecho que una opinión, rotundamente falso que su identidad no puede revelarse por aplicación de la Ley de Protección de Datos).

En este caso, el hecho de que exista o no un delito es, a mi juicio, anecdótico. Lo importante es la falta de escrúpulos de algunos de nuestros representantes políticos, el todo vale, el empleo de argumentos falsos y falaces para intentar cubrir el rastro de lo mal hecho. Y atreverse a frivolizar con el exterminio premeditado y selectivo de millones de personas por razones de raza, religión o conciencia.

Recordad que la educación de nuestros hijos están en manos de esta gente.

¿Debemos tolerar, como ciudadanos, tales hechos y actitudes? De nuevo mi opinión es que no. Hemos de exigir responsabilidades con firmeza, ahora o en las urnas. Y tal vez plantearnos que, si esto es en lo que se ha convertido el leonesismo, tal vea sea lo hora de darle la espalda y comenzar a pensar en lo leonés.

Que es otra cosa, oiga

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